E' arrivato il decreto sulle tecnologie. L'ho anticipato ieri su Repubblica. Nessuna novità, se non per aver spazzato via le minime speranze di riadattare le vecchie centrali (e quindi i vecchi siti). C'è spazio solo per la terza generazione avanzata.
Lo scenario si definisce: ci saranno dunque almeno un paio di Epr in due siti diversi (entrambi raddoppiabili). Per il decennio successivo forse faranno la loro comparsa gli Ap1000.
Il Cipe e i tecnici del ministero rimangono sordi a tutto il dibattito si sta sviluppando intorno all'Epr e che i lettori di questo blog ben conoscono.
L'Enel ed Edf li hanno sempre bollato i tanti dubbi sulla costruzione di questo gigante come peccati di gioventù che si risolveranno con l'esperienze fatte a caro prezzo a Olkiluoto e Flamanville.
Chissà se l'agenzia affronterà più puntualmente il tema, non contateci troppo.
domenica 12 dicembre 2010
Vediamoci a Chernobyl
La città fantasma più famosa del mondo sarà presto visitabile dai turisti. Il ministro delle Emergenze ucraino, Viktor Baloga, ha annunciato l'apertura al turismo di massa del sito protagonista del disastro della storia del nucleare. Da gennaio saranno infatti organizzati tour nell'impianto. L'idea è anche sfruttare il decimo anniversario dalla chiusura definitiva dell'impianto. Il 15 dicembre del 2000 fu spento il terzo reattore, l'unico che era rimasto attivo da quel 26 aprile del 1986 quando esplose il reattore 4 provocando 65 vittime. Ci si riferisce all'incidente vero e proprio, mentre sono migliaia i morti per patologie e conseguenze della fuoriuscita dei materiali radioattivi (cifre che, come saprete, sono oggetto di ampio dibattito da decenni).
Nella città ucraina lavorano circa 4000 persone e i suoi spettrali d'intorni hanno visto regolari visite da parte di giornalisti e scienziati. Per quello che si vede non viene voglia di correre a visitare gli ameni luoghi ucrani, anche se pare che siano molto apprezzati
da i ricchi del posto
Quello che è certo, scusate l'ecologismo estremo, è che un incidente nucleare come quello di Chernobyl lascia sull'ambiente segni meno duraturi della costante presenza umana.
Nella città ucraina lavorano circa 4000 persone e i suoi spettrali d'intorni hanno visto regolari visite da parte di giornalisti e scienziati. Per quello che si vede non viene voglia di correre a visitare gli ameni luoghi ucrani, anche se pare che siano molto apprezzati
da i ricchi del posto
Quello che è certo, scusate l'ecologismo estremo, è che un incidente nucleare come quello di Chernobyl lascia sull'ambiente segni meno duraturi della costante presenza umana.
giovedì 2 dicembre 2010
Figlio di nessuno
Oltre alla tristezza del dispettuccio di Scajola alla Prestigiacomo, c'è un messaggio profondo nella bocciatura di Michele Corradino come commissario dell'agenzia per la sicurezza nucleare.
Il progetto di ritorno delle centrali nucleari è ufficialmente sparito dalle priorità del governo. Se ne riparla, come molte altre cose, dopo il 15 dicembre. Non solo nel caso più ovvio di un cambio di maggioranza, ma anche se dovesse sopravvivere questa. Un governo molto "cagionevole" si avventurerà con il cipiglio di qualche mese fa nella disfida atomica?
Se in primavera si tornerà al voto, le centrali nucleari si guadagneranno una fetta del dibattito, ma ancora più importante ricordare che anche l'Enel avrà qualcosa da giocarsi. A maggio scadrà il mandato di Fulvio Conti e il risultato delle elezioni peserebbe sulle sue possibilità di riconferma.
Il progetto di ritorno delle centrali nucleari è ufficialmente sparito dalle priorità del governo. Se ne riparla, come molte altre cose, dopo il 15 dicembre. Non solo nel caso più ovvio di un cambio di maggioranza, ma anche se dovesse sopravvivere questa. Un governo molto "cagionevole" si avventurerà con il cipiglio di qualche mese fa nella disfida atomica?
Se in primavera si tornerà al voto, le centrali nucleari si guadagneranno una fetta del dibattito, ma ancora più importante ricordare che anche l'Enel avrà qualcosa da giocarsi. A maggio scadrà il mandato di Fulvio Conti e il risultato delle elezioni peserebbe sulle sue possibilità di riconferma.
mercoledì 1 dicembre 2010
Inizia la rifondazione di Areva
E' ormai chiaro che non ci sarà Anne Lauvergeon alla guida di Areva deò prossimo futuro. Il suo mandato scade a giugno ma in Francia non si nasconde la possibilità di un anticipo. Il magazine Challenges parla di un comitato ad hoc costituito dal consiglio di sorveglianza di Areva per trovare il successore
Il Comitato nel quale c'è anche l'ex numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, scrive Challenges, "proporrà 3 nomi". Tra i nomi citati, scrive il magazine, ci sarebbero "Alexandre de Juniac, il capo gabinetto del ministro dell'Economia, Christine Lagarde e Denis Ranque, l'ex numero uno di Thales".
Il Comitato nel quale c'è anche l'ex numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, scrive Challenges, "proporrà 3 nomi". Tra i nomi citati, scrive il magazine, ci sarebbero "Alexandre de Juniac, il capo gabinetto del ministro dell'Economia, Christine Lagarde e Denis Ranque, l'ex numero uno di Thales".
lunedì 15 novembre 2010
Scajola ci aveva visto giusto
Va riconosciuto all'ex ministro di aver avuto ragione: solo un anno fa mi spiegava che la Corte Costituzionale non sarebbe stato un ostacolo alla legge sul nucleare. Con due sentenze successive ha prima salvato la legge nazionale dai ricorsi delle regioni e ieri ha bocciato le leggi locali volte a bloccare gli insediamenti nei loro territori. Evidentemente, al contrario del suo principale, Scajola sapeva che il rosso delle toghe dei giudici costituzionali non è un'indicazione politica.
Evitata questa possibile causa di ritardo e fatta l'agenzia, la strada ora potrebbe sembrare in discesa se non fosse che siamo pronti per un'altra campagna elettorale in cui il nucleare tornerà ad essere un argomento su cui dividersi
Evitata questa possibile causa di ritardo e fatta l'agenzia, la strada ora potrebbe sembrare in discesa se non fosse che siamo pronti per un'altra campagna elettorale in cui il nucleare tornerà ad essere un argomento su cui dividersi
Proposta giusta, paese sbagliato
Da noi sarebbe stato un colpo di genio per il fronte antinuclearista: http://www.corriere.it/esteri/10_novembre_15/germania-sesso-veto-nucleare-proposta-scrittrice_2a8b591a-f0a5-11df-9e3d-00144f02aabc.shtml
lunedì 8 novembre 2010
Oggi il Vermont, domani tutti gli Usa
E' la centrale nucleare più odiate negli Usa: la Vermont Yankee di Montpelier. Vecchia (38 anni di attività), tanto che il Senato dello Stato la vuole consegnare definitivamente alla storia. Poco redditizia, tanto che il suo proprietario, la Entergy, l'ha messa in vendita senza neanche aspettare (ed evidentemente aspettarsi) un allungamento della licenza per altri 20 anni dopo la scadenza naturale prevista ora per il 2012. Alla Entergy sono stati chiari: o si vende o meglio chiudere subito. A completare la frittata ieri la centrale è stata fermata per un tubo che perdeva. Si tratta dell'ennesimo piccolo incidente di un anno difficile. La storia della Vermont Yankee diventerà presto esemplare: negli Usa non si construiscono nuove centrali dagli anni '70, da allora si sono fatti solo ampliamenti e manutenzioni.
Le nuove faticano ad arrivare, le stesse utilities americane hanno deciso che la terza generazione attualmente troppo costosa. Constellation ha abbandonato la joint venture creata con Edf che avrebbe dovuto portare l'Epr negli Usa. Edf ha rilevato il tutto, ma dovrà trovare un altro partner perché la legge americana impone che sia una società locale a gestire i lavori. Serviranno anni per ripartire.
Nel frattempo il dibattito Usa va nella direzione opposta: allungare le licenze anche a 80 anni la vita delle centrali esistenti. E' evidente come sia una risposta teorica ad un problema pratico (la necessità di mantenere un certo output elettrico da nucleare per non alzare troppo le emissioni) ed uno economico (il costo alto delle centrali che dovrebbero arrivare in sostituzione). E' evidente come questa ipotesi, per quanto tecnicamente perseguibile, si scontrerà con diversi ostacoli: il tentativo delle aziende elettriche di allungare anche centrali non all'altezza e la reazione negative delle autorità locali.
Insomma aspettiamoci decine di casi Vermont nei prossimi anni.
Le nuove faticano ad arrivare, le stesse utilities americane hanno deciso che la terza generazione attualmente troppo costosa. Constellation ha abbandonato la joint venture creata con Edf che avrebbe dovuto portare l'Epr negli Usa. Edf ha rilevato il tutto, ma dovrà trovare un altro partner perché la legge americana impone che sia una società locale a gestire i lavori. Serviranno anni per ripartire.
Nel frattempo il dibattito Usa va nella direzione opposta: allungare le licenze anche a 80 anni la vita delle centrali esistenti. E' evidente come sia una risposta teorica ad un problema pratico (la necessità di mantenere un certo output elettrico da nucleare per non alzare troppo le emissioni) ed uno economico (il costo alto delle centrali che dovrebbero arrivare in sostituzione). E' evidente come questa ipotesi, per quanto tecnicamente perseguibile, si scontrerà con diversi ostacoli: il tentativo delle aziende elettriche di allungare anche centrali non all'altezza e la reazione negative delle autorità locali.
Insomma aspettiamoci decine di casi Vermont nei prossimi anni.
Iscriviti a:
Post (Atom)