mercoledì 30 dicembre 2009

Sembrava una bella idea

Auguri di buon anno con la storia assurda dei "fari nucleari" realizzati dal regime sovietico. Come raccontano qui. Lungo la rotta nord del Paese, gli ingegneri russi costruirono una seri di fari autosufficienti alimentati da piccoli reattori nuclaeri. Alla caduta del regime sono stati letteramente dimenticati e nel giro di soli vent'anni si sono spenti. Quel che peggio è che ignari sciacalli sono entrati nei fari per rubare quanto c'era di disponibile (soprattutto metalli) e hanno smantellato senza alcuna precauzione i reattori contaminando le strutture (e loro stessi immagino).

Mi sembra il modo migliore per lasciare il 2009 con una riflessione sul tempo che passa. Il nucleare, e le sue scorie, hanno tempi troppo lunghi per la caducità delle istituzioni umane?
Alvin Weinberg ha coniato la famosa frase del "patto faustiano" ovvero il nucleare è l'incentivo supremo che porterà gli esseri umani ad avere istituzioni stabili e una pace duratura. Altrimenti sarà anche la punizione che li precipiterà più velocemente verso l'estinzione

martedì 29 dicembre 2009

la risposta, debole, di Areva

La sconfitta negli Emirati arabi si farà sentire e parecchio negli equilibri della filiera nucleare francese. Una delle prime cose che Henri Proglio aveva detto appena arrivato sulla poltrona di comando di Edf è che il modo di vendere il nucleare francese nel mondo andava rivisto. Ora andrà all'incasso, perchè è proprio Edf l'unica società che assicura commesse all'estero per gli impianti transalpini (Italia e Inghilterra).

In questo senso l'annuncio di una lettera d'intenti tra la società guidata da Anne Lauvergeon e gli americani Fresno nuclear energy group (Fneg) va considerato come un tentativo, forse l'ultimo, per scongiurare commissariamenti politici e industriali di Areva. L'obiettivo della collaborazione è costruire di "una o due" centrali con tecnologia Epr in California.

L' Epr non è ancora certificato negli Stati Uniti, ma ha già potenzialmente otto reattori da realizzare in partnership tra Areva e sei compagnie elettriche: Constellation (ancora controllata da Edf), Ppl, Amerenue, Amarillo Power, Aehi et Duke Energy.

La costruzione di due Epr in California dovrebbe tranquillizare Luca Zaia, prossimo governatore del Veneto che sta cercando di evitare i reattori nella sua regione. Zaia ha detto: "Difficile farla da noi, il Veneto è molto antropizzato sorvolando alcune zone sembra di passare sopra Los Angeles". Tra la zona costiera della provincia di Rovigo indicata (anche nel libro cap. 4 Dove) e la "sua" Treviso ci sono un centinaio di Km, qualcosa meno con gli altri centri come Padova o Venezia. A nord e a sud di Los Angeles ci sono due centrali nel raggio di 150 Km come ben indicato qui.

domenica 27 dicembre 2009

Duro colpo per Areva negli Emirati

Nella "guerra mondiale" tra Areva e Westinghouse (capitolo 3, Chi), gli americani ottengono una vittoria importantissima. Infatti saranno targati Westinghouse i reattori costruiti negli Emirati Arabi Uniti
A vincere è stato il consorzio guidato dalla compagnia Korea Electric Power Corporation (Kepco) che si è portata a casa una commessa del valore di 20 miliardi di dollari per 4 reattori da mettere in linea tra il 2017 e il 2020 (una tempistica simile a quella italiana)

La Corporazione di Energia Nucleare degli Emirati (Enec) ha assegnato la commessa al gruppo sudcoreano, preferendolo alla multinazionale statunitense General Electric e al consorzio francese che vede la partecipazione di Areva. "Ci ha colpito la filosofia di sicurezza, di prima classe" della proposta sudcoreana, ha detto il direttore general dell'Enec, Jaldun al Mubarak

Areva vendeva il suo Epr in cordata con il meglio dell'industria transalpina (EDF, GDF-Suez, Total, Areva, Vinci e Alstom), nel mondo nucleare quello degli Emirati era considerato il colpo più appetibile per via della sicura solvibilità del committente e dell'importanza simbolica di una serie di centrali nel Golfo Persico. Inoltre, nella corsa alle commesse per la terza generazione Areva è in leggero vantaggio in Europa e in Brasile, ma è costretta ad inseguire in Cina, negli Usa e ora perde l'importante partita mediorientale.

Un'ultima notazione, per ottenere il via libera dagli Usa gli sceicchi hanno dichiarato che non arricchiranno l'uranio nel loro paese ma lo compreranno direttamente sul mercato escludendo la possibilità di un uso diverso da quello della produzione di elettricità

sabato 26 dicembre 2009

Sciocchezze

L'approvazione del decreto legislativo ha alzato il tono del dibattito e di conseguenza le stupidaggini dette dai diretti interessati sono cresciute. Facciamo un po' di chiarezza:

Claudio Scajola intervistato dal Giornale si ritrova un titolo accattivante quanto falso: "Col nucleare si taglieranno le bollette".

Spiega il ministro: "Con una quota del 25% di nucleare a regime i costi potranno scendere del 25-30% con un significativo effetto sulle nostre bollette".

Non c'è una data, ovviamente, ce la mettiamo noi limitandoci a prendere per buone le previsioni dello stesso Scajola: primo ( o primi due) reattori attivo nel 2018, si arriva a quattro intorno al 2020. E in quel caso saremmo a metà, diciamo al 40% del percorso previsto dal ministro. Per il 25% della potenza elettrica installata da fonte nucleare servirebbero altri 4 reattori Epr da 1600 Mw o 6 dei più piccoli Ap 1000 (ma dopo il 2020 magari anche qualche modello diverso potrebbe diventare disponibile). Per questa seconda fase, ammesso che sia necessaria, serviranno altri 8-10 anni. Quindi l'affermazione di Scajola andrebbe corretta "Se tutto va bene bollette tagliate tra vent'anni". Non proprio domani. Peraltro per avere effetti sulle bollette di tutti noi, normali cittadini, andrebbe anche cambiata l'attuale meccanismo della borsa elettrica, ma in vent'anni ci sarebbe tutto il tempo.

per par condicio cito gli anti nuclearisti, i Verdi e l'Idv parlano di 25 miliardi di "soldi pubblici" per sostenere il piano nucleare. Più precise le associazioni ambientaliste come Legambiente che parlano più generalmente di "risorse" che saranno sottratte ad investimenti energetici più utili e in sintonia con il benessere del pianeta.
Lo Stato non prevede di stanziare capitali per costruire le centrali, pagheranno Enel, Edf e i suoi soci. Uno sforzo che intendono ripagarsi con gli incassi della vendita dell'elettricità, quindi un cittadino che non vuole avere niente a che fare con il nucleare, tra dieci anni o subito, si potrà scegliere una compagnia che non prevede di vendere elettricità ottenuta dalla fissione e vivere felice e "denuclearizzato". Nessuna parte del suo denaro, quello speso direttamente o affidato allo Stato tramite le tasse, avrebbe aiutato il rinascimento nucleare. Un lusso che un italiano deciso a non sostenere la Fiat non può concedersi.

Fa giustamente notare Ermete Realacci del Pd che "nel resto del mondo il nucleare non sopravvive senza l'aiuto pubblico". Questo è il vero che rischio che va evitato, i costruttori chiederanno di vendere l'elettricità a prezzi fissi. In questo caso è la cifra a fare la differenza tra una regalia e una garanzia. Poi ci sono tutta una serie di costi, come le assicurazioni durante il funzionamento e il fondo necessario per lo smantellamento che lo Stato (succede in Francia, in Giappone, negli Usa) tende ad accollarsi per via del loro orizzonte temporale molto remoto.
Se si è veramente convinti che il vero difetto delle centrali sta nel fatto che le società produttrici ci guadagnano troppo e i cittadini pagano il conto, basta costringere le norme a rispecchiare questa realtà limitando i margini dei costruttori. Questa argomentazione, se non è strumentale, non porta necessariamente ad essere contrari alle centrali, ma solo alla ripartizione dei costi e degli utili ad esse connessa. E quindi bisognerebbe lavorare per modificarla, non per eliminare il nucleare.

mercoledì 23 dicembre 2009

Dietro la Prestigiacomo...

Si legge ( e si scrive) di un chiarimento tra Scajola e la Prestigiacomo sul nucleare. Bypasso tutte le questioni politiche e i retroscena (quelli leggeteveli su Repubblica) e mi faccio una domanda: perchè?

Il ministero dell'ambiente chiede di poter rifare la Vas (valutazione ambientale strategica) sul sito dove sorgerà la centrale quando Enel Edf (e chi verrà dopo) presenteranno la richiesta di autorizzazione. Ma, seppur su un'area più vasta, la Vas l'avrà già fatta l'Agenzia nucleare. Escludendo che la Prestigiacomo sia realmente interessata a questo tecnicismo, l'unica spiegazione è che la struttura ( i direttori generali e i tecnici presenti nelle commissioni Via e Vas) non solo voglia difendere le proprie prerogative, ma pensi di poter giungere a delle conclusioni diverse da quelle che, diciamo un anno prima, ha vergato l'Agenzia.

Visto che nel fantastico mondo delle perizie e dei pareri tecnici si può dire tutto e il contrario di tutto ( vi ricordate Scanzano? Capitolo 5) le prospettive che si aprono sono tante e tutte inquietanti: un'agenzia ipernuclearista sul modello francese che dice sì a quasi tutto e quello che non le piace lo "concerta" con i costruttori. Altra possibilità e che i tecnici del ministero chiamati a discutere della Via dicano che l'area non è adatta ad una centrale contraddicendo l'Agenzia.

No, la definizione dei luoghi non sarà decisamente la parte più difficile.

martedì 22 dicembre 2009

l'ultima bozza

Il decreto sui criteri di localizzazione e compensazione sul nucleare è passato in consiglio dei ministri. Rispetto alle bozze che io e i miei colleghi abbiamo potuto vedere fino a ieri qualche modifica c'è. Va ricordato che il passaggio nelle commissioni parlamentari e soprattutto in conferenza Stato-Regione rende queste cifre, specie per la divisione tra i vari comuni, assolutamente provvisorie.

Ecco le novità: il decreto tre mesi giorni ai ministeri coinvolti (Sviluppo Economico, Ambiente e Trasporti) per definire lo "schema dei criteri" raggruppate in due tipi ci caratteristiche ambientali e tecniche. Tra quelle ambientali ci sono "popolazione e fattori socio-economici, qualità dell'aria, risorse idriche, fattori climatici, suolo e geologia, valore paesaggistico, valore architettonico-storico, accessibilità".
Quelle tecniche riguardano invece la "sismo-tettonica, distanza da aree abitate, geotecnica, disponibilità di adeguate risorse per il sistema di raffreddamento della tipologia di impianti ammessa, strategicità dell'area per il sistema energetico e caratteristiche della rete elettrica, rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante".
Lo schema però lo deve proporre l'Agenzia che, ricordo, oltre a essere istituita avrà bisogno di qualche settimana per iniziare a funzionare, dunque ancora una volta le scadenze vanno considerate puramente indicative.

Sulle compensazioni
Per gli anni di costruzione si incassano 3.000 mila euro per ogni Mw sino ad una potenza di 1.600 Mw, "maggiorata del 20% per potenze superiori" quindi se si accettano due reattori si portano a casa fino a 11 milioni di euro l'anno
verrà diviso e destinato per il 40% agli enti locali e per il 60% alle persone residenti ed alle imprese in pratica pagherà in tutto o in parte "la spesa energetica, della Tarsu, delle addizionali Irpef, Irpeg e dell'Ici".

beneficio economico per la pari per ogni Kwh prodotto pari a 0,4 euro a MWh. Con un impianto a piena produzione, si parla di una somma superiore ai 5 milioni di euro l'anno.Così divisi: 10% alla Provincia o alle Province nel cui territorio e' ubicato l'impianto, per il 55% al comune e per il 35% ai comuni limitrofi, intesi come quelli la cui superficie ricada in tutto o in parte all'interno di un'area compresa nei 20 km dal perimetro dell'impianto di produzione di elettricità

E poi c'è l'ici, solo per il comune che ospita la centrale.

sabato 19 dicembre 2009

Che dio ci aiuti.... forse meglio di no

Oggi due eventi importanti per il fronte antinuclearista: i Verdi e la federazione di Sinistra hanno avviato la raccolta di firme in oltre 1000 punti sparsi per l'Italia: l'obiettivo è indire due referendum per l'abolizione delle leggi sul nucleare e quello sulla privatizzazione dell'acqua.

Dubito che riescano a raggiungere le 500 mila firme, ma un altro referendum sul nucleare sarebbe davvero una prova interessante per questo Paese. Sarei veramente curioso di assistere alla campagna e soprattutto scoprire se almeno il nucleare riesce resuscitare uno strumento defunto come il nostro referendum abrogativo.

L'altro evento invece è stata la marcia contro "l'ipotesi" di una centrale a Termoli. L'ennesimo esempio di quell'antinuclearismo locale (folkloristico, ingenuo e privo di ogni base scientifica o logica) che prendo un po' in giro nel libro. Senza ironia, penso che sarà invece il vero scoglio per i costruttori, specie perchè nemmeno i partiti politici sanno controllarlo, al massimo qualcuno prova a cavalcarlo.

Riporto una parte del lancio Ansa sulla manifestazione perchè ben sottolinea un particolare veramente irritante:

NUCLEARE: SENZA INCIDENTI MARCIA CONTRO IMPIANTO A TERMOLI ALLA MANIFESTAZIONE SOPRATTUTTO AMMINISTRATORI E STUDENTI (ANSA) - TERMOLI (CAMPOBASSO), 19 GEN -

Sono stati gli studenti all'urlo di: "vogliamo respirare aria pulita" che hanno dominato la manifestazione di oggi a Termoli contro il nucleare svoltasi tra un imponente spiegamento di forze dell'ordine. I giovani hanno voluto urlare la loro contrarietà al ritorno al nucleare in Italia ed il forte "no" ad una possibile installazione in Basso Molise di un impianto.
La marcia pacifica - organizzata da Comune e Diocesi e partita alle 9.30 da Piazza Donatori di Sangue per attraversare poi molte vie del centro cittadino - è stata aperta dagli amministratori di Termoli; presenti anche Vincenzo Greco, sindaco dimissionario, ed il Vescovo, Gianfranco De Luca.


La domanda è: perché la Diocesi, il vescovo e in generale la chiesa dovrebbe essere contro o a favore una centrale nucleare? Su che basi? C'è qualche parte della bibbia che vieta di "indulgere" nella fissione nucleare?