Continuiamo il nostro solitario osservatorio sulle vicende del nucleare francese, in particolare il destino di Areva,
Oggi Gerard Mestrallet, presidente di Gdf Suez, ha dichiarato: "Mi sembra importante che si mantenga una separazione fornitori di equipaggiamenti nucleari e produttori come noi o Edf"
Il vento sembra invece tirare nella direzione opposta: il governo transalpino sta per decidere la riorganizzazione della sua filiera nucleare, in cui si discutera' anche una possibile alleanza tra Edf e Areva. L'ipotesi e' quella di rialzare partecipazione di Edf dal 2,4% attraverso un aumento di capitale indispensabile per la sopravvivenza del più grande costruttore di centrali del mondo. Il matrimonio con Edf non piace neanche all'attuale ad di Areva, Anne Lauvergeon, che si oppone anche per interessi personali. L'arrivo di Edf come azionista di riferimento segnerebbe la fine del suo regno. Mestrallet però ha negato di voler affiancare Edf nel capitale: "In quanto cliente di Areva considero importante mantenere l'autonomia, l'indipendenza e la coesione del gruppo".
L'amministratore delegato di Edf, Henri Proglio ha invece ripetutamente chiesto lo scorporo di Areva, nata nel 2001 dalla fusione della societa' di arricchimento dell'uranio Cogema e della produttrice di reattori nucleari Framatome.
Da ricordare che mentre il comparto estrazione e arricchimento va alla grande, la costruzione di centrali e componenti per reattori è in profondo rosso per i costi incontrollabili dei cantieri Epr in Francia e soprattutto in Finlandia
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mercoledì 19 gennaio 2011
martedì 28 settembre 2010
Ecco appunto
Dal quotidiano Expasion via agenzie italiane (Agi):
Electricite de france starebbe lavorando su due nuovi progetti di reattori nucleari da mettere in concorrenza con quelli di terza generazione epr di areva. Lo riferisce il quotidiano expansion nell'edizione in edicola domani.
In particolare, secondo il giornale, edf starebbe disegnando una propria serie di reattori di potenza compresa tra i 1.000 E i 1.500 Mw elettrici alternativi all'epr che ha una potenza di 1.650 Mw ma che ha anche manifestato una serie di problemi di progettazione e di ritardi nella realizzazione.
"Non stiamo abbandonando l'epr" ha assicurato una fonte di edf citata da expansion "ma non vogliamo mettere tutte le nostre uova in un solo cestino". Edf sta costruendo un reattore epr a flamanville, in normandia.
venerdì 24 settembre 2010
Il mal di testa nucleare francese
Tutte le belle cose che normalmente si dicono sui francesi e sul nucleare fanno sempre più parte del passato.
Oggi il Ft scrive che Gdf -Suez ha definitivamente chiesto di uscire dal consorzio che dovrebbe costruire la seconda centrale Epr a Penly. Alla base della decisione ci sono i dissapori con Edf (c'era un contenzioso se Gdf potesse partecipare alla gestione operativa o dovesse solo contribuire finanziariamente), ma anche la diffidenza verso il progetto Epr in quanto tale. Tanto che lo stesso articolo ricorda come come Gdf stia provando ad ottenere dal governo l'autorizzazione a costruire in Francia un reattore diverso, l'Atmea (ne avevamo già parlato qui e a seguire per tutto luglio) . Addirittura potrebbe riportare un progetto straniero (Ap1000 di Westinghouse) sul suolo francese per la prima volta da metà degli anni '80
I problemi sono due, ormai conclamati. I vari pezzi del nucleare francese vanno in ordine sparso e si fanno la guerra. Edf contro Areva e Gdf contro tutti. Il secondo è che l'Epr è una iattura che rovina i conti di chiunque lo promuova. I guai di Areva sono noti, quelli di Edf sono crescenti. La settimana scorsa la banca d'affari Hsbc ha pubblicato un report in cui taglia del 25% il prezzo obiettivo per l'azione Edf. Il vero motivo del calo della valutazione è l'imminente revisione delle tariffe in Francia, ma l'analista della banca inglese titola eloquentemente "A continuing nuclear headache". Gli argomenti li conoscete bene: l'impoossibilità di stimare i costi del cantiere di Flamanville.
Finora il track record del più grande reattore mai progettato è terribile: in ritardo cronico in Europa, bocciato negli Emirati per l'eccessivo costo, impresentabile in Africa (per ammissione della stessa Edf).
L'ultimo tassello di questo quadro terribile arriva dagli Stati Uniti, dove Constellation, che avrebbe dovuto portare l'Epr negli States, ha chiaramente detto che al momento i prestiti pubblici non sono così alti da rendere conveniente l'avanzamento del primo reattore previsto, vicino Washington.
Oggi il Ft scrive che Gdf -Suez ha definitivamente chiesto di uscire dal consorzio che dovrebbe costruire la seconda centrale Epr a Penly. Alla base della decisione ci sono i dissapori con Edf (c'era un contenzioso se Gdf potesse partecipare alla gestione operativa o dovesse solo contribuire finanziariamente), ma anche la diffidenza verso il progetto Epr in quanto tale. Tanto che lo stesso articolo ricorda come come Gdf stia provando ad ottenere dal governo l'autorizzazione a costruire in Francia un reattore diverso, l'Atmea (ne avevamo già parlato qui e a seguire per tutto luglio) . Addirittura potrebbe riportare un progetto straniero (Ap1000 di Westinghouse) sul suolo francese per la prima volta da metà degli anni '80
I problemi sono due, ormai conclamati. I vari pezzi del nucleare francese vanno in ordine sparso e si fanno la guerra. Edf contro Areva e Gdf contro tutti. Il secondo è che l'Epr è una iattura che rovina i conti di chiunque lo promuova. I guai di Areva sono noti, quelli di Edf sono crescenti. La settimana scorsa la banca d'affari Hsbc ha pubblicato un report in cui taglia del 25% il prezzo obiettivo per l'azione Edf. Il vero motivo del calo della valutazione è l'imminente revisione delle tariffe in Francia, ma l'analista della banca inglese titola eloquentemente "A continuing nuclear headache". Gli argomenti li conoscete bene: l'impoossibilità di stimare i costi del cantiere di Flamanville.
Finora il track record del più grande reattore mai progettato è terribile: in ritardo cronico in Europa, bocciato negli Emirati per l'eccessivo costo, impresentabile in Africa (per ammissione della stessa Edf).
L'ultimo tassello di questo quadro terribile arriva dagli Stati Uniti, dove Constellation, che avrebbe dovuto portare l'Epr negli States, ha chiaramente detto che al momento i prestiti pubblici non sono così alti da rendere conveniente l'avanzamento del primo reattore previsto, vicino Washington.
giovedì 29 luglio 2010
Esplosioni francesi
Impazza la polemica in Francia. Il rapporto Roussely finisce sulla prima pagina di Le Monde
Sotto accusa i ritardi nel cantiere della centrale nucleare Epr di Flamanville la cui messa in linea potrebbe slittare di altri due anni (2014) e di conseguenza superare ampiamente il budget iniziale di 4 miliardi di euro.
Difficoltà e ritardi, sottolinea Le Monde, non hanno solo un impatto economico, ma offuscano anche l'immagine della filiera nucleare francese agli occhi dei potenziali acquirenti all'estero.
Le Monde sottolinea anche i ritardi del programma di gestione dei rifiuti definito da Roussely "il tallone d'Achille del nucleare francese".
Tempo di ripensamenti a Parigi, non sul nucleare in sè naturalmente, ma sui dirigenti, le scelte industriali e scientifiche.
Speriamo che scelgano bene, perché abbiamo già deciso di accettare qualunque cosa decidano.
Sotto accusa i ritardi nel cantiere della centrale nucleare Epr di Flamanville la cui messa in linea potrebbe slittare di altri due anni (2014) e di conseguenza superare ampiamente il budget iniziale di 4 miliardi di euro.
Difficoltà e ritardi, sottolinea Le Monde, non hanno solo un impatto economico, ma offuscano anche l'immagine della filiera nucleare francese agli occhi dei potenziali acquirenti all'estero.
Le Monde sottolinea anche i ritardi del programma di gestione dei rifiuti definito da Roussely "il tallone d'Achille del nucleare francese".
Tempo di ripensamenti a Parigi, non sul nucleare in sè naturalmente, ma sui dirigenti, le scelte industriali e scientifiche.
Speriamo che scelgano bene, perché abbiamo già deciso di accettare qualunque cosa decidano.
mercoledì 28 luglio 2010
Roussely condanna Areva e l'Epr
Grandi cambiamenti nell'industria nucleare francese, e dunque anche in quella italiana. Ieri Sarkozy ha riunito il "Consiglio della politica nucleare" (alla faccia della libera concorrenza tra imprese) e ha ascoltato il rapporto commissionato all'ex presidente di Edf Roussely sulle difficoltà economiche e tecniche incontrate da Areva.
Sarkozy ha accolto le tesi di Roussely: Areva e il suo management hanno sbagliato tutto, da adesso in poi Edf deciderà la strategia specie quando si tratterà di vendere i reattori oltreconfine. I risultati parlano chiaro:Edf si è insediata in Italia, Inghilterra e Usa mentre Areva si è presentata da sola, con risultati disastrosi, in Finlandia e Emirati Arabi.
Altro giudizio oggettivo è quello del mercato con Anne Laveorgeon che da ormai un anno chiede soldi sui mercati internazionali (giapponesi, cinesi, kazaki hanno esaminato il dossier) senza risultato. Quel 15% del capitale da aumentare arriverà alla fine in gran parte da casse francesi, cioè Edf. A quel punto il commissariamento sarà completo.
Per quanto riguarda l'Italia interessante l'ennesimo votaccio riservato all'Epr. Anche Roussely, secondo le citazioni del rapporto fatte da Le Figaro, lo definisce "costoso e complesso". Areva sarà anche gestita male, ma come tutte le aziende se il prodotto di punta è un fallimento, difficile ottenere dei risultati. Infatti sempre più citazioni nell'ambiente francese sta guadagnando l'Atmea. Il progetto nato in semiclandestinità dalla collaborazione di Gdf-Suez e Mitsubishi e che proprio nella riunione di ieri ha ottenuto un via libera semi ufficiale da parte del governo. Appare sempre netta la necessità della Francia di trovarsi un'alternativa per costruire centrali magari più piccole e meno potenti, ma anche meno costose. Non ci sarà però una concorrenza interna, Areva, già presente con alcuni ingegneri sul progetto Atmea, sarà sempre coinvolti.
Sarkozy ha accolto le tesi di Roussely: Areva e il suo management hanno sbagliato tutto, da adesso in poi Edf deciderà la strategia specie quando si tratterà di vendere i reattori oltreconfine. I risultati parlano chiaro:Edf si è insediata in Italia, Inghilterra e Usa mentre Areva si è presentata da sola, con risultati disastrosi, in Finlandia e Emirati Arabi.
Altro giudizio oggettivo è quello del mercato con Anne Laveorgeon che da ormai un anno chiede soldi sui mercati internazionali (giapponesi, cinesi, kazaki hanno esaminato il dossier) senza risultato. Quel 15% del capitale da aumentare arriverà alla fine in gran parte da casse francesi, cioè Edf. A quel punto il commissariamento sarà completo.
Per quanto riguarda l'Italia interessante l'ennesimo votaccio riservato all'Epr. Anche Roussely, secondo le citazioni del rapporto fatte da Le Figaro, lo definisce "costoso e complesso". Areva sarà anche gestita male, ma come tutte le aziende se il prodotto di punta è un fallimento, difficile ottenere dei risultati. Infatti sempre più citazioni nell'ambiente francese sta guadagnando l'Atmea. Il progetto nato in semiclandestinità dalla collaborazione di Gdf-Suez e Mitsubishi e che proprio nella riunione di ieri ha ottenuto un via libera semi ufficiale da parte del governo. Appare sempre netta la necessità della Francia di trovarsi un'alternativa per costruire centrali magari più piccole e meno potenti, ma anche meno costose. Non ci sarà però una concorrenza interna, Areva, già presente con alcuni ingegneri sul progetto Atmea, sarà sempre coinvolti.
domenica 27 dicembre 2009
Duro colpo per Areva negli Emirati
Nella "guerra mondiale" tra Areva e Westinghouse (capitolo 3, Chi), gli americani ottengono una vittoria importantissima. Infatti saranno targati Westinghouse i reattori costruiti negli Emirati Arabi Uniti
A vincere è stato il consorzio guidato dalla compagnia Korea Electric Power Corporation (Kepco) che si è portata a casa una commessa del valore di 20 miliardi di dollari per 4 reattori da mettere in linea tra il 2017 e il 2020 (una tempistica simile a quella italiana)
La Corporazione di Energia Nucleare degli Emirati (Enec) ha assegnato la commessa al gruppo sudcoreano, preferendolo alla multinazionale statunitense General Electric e al consorzio francese che vede la partecipazione di Areva. "Ci ha colpito la filosofia di sicurezza, di prima classe" della proposta sudcoreana, ha detto il direttore general dell'Enec, Jaldun al Mubarak
Areva vendeva il suo Epr in cordata con il meglio dell'industria transalpina (EDF, GDF-Suez, Total, Areva, Vinci e Alstom), nel mondo nucleare quello degli Emirati era considerato il colpo più appetibile per via della sicura solvibilità del committente e dell'importanza simbolica di una serie di centrali nel Golfo Persico. Inoltre, nella corsa alle commesse per la terza generazione Areva è in leggero vantaggio in Europa e in Brasile, ma è costretta ad inseguire in Cina, negli Usa e ora perde l'importante partita mediorientale.
Un'ultima notazione, per ottenere il via libera dagli Usa gli sceicchi hanno dichiarato che non arricchiranno l'uranio nel loro paese ma lo compreranno direttamente sul mercato escludendo la possibilità di un uso diverso da quello della produzione di elettricità
A vincere è stato il consorzio guidato dalla compagnia Korea Electric Power Corporation (Kepco) che si è portata a casa una commessa del valore di 20 miliardi di dollari per 4 reattori da mettere in linea tra il 2017 e il 2020 (una tempistica simile a quella italiana)
La Corporazione di Energia Nucleare degli Emirati (Enec) ha assegnato la commessa al gruppo sudcoreano, preferendolo alla multinazionale statunitense General Electric e al consorzio francese che vede la partecipazione di Areva. "Ci ha colpito la filosofia di sicurezza, di prima classe" della proposta sudcoreana, ha detto il direttore general dell'Enec, Jaldun al Mubarak
Areva vendeva il suo Epr in cordata con il meglio dell'industria transalpina (EDF, GDF-Suez, Total, Areva, Vinci e Alstom), nel mondo nucleare quello degli Emirati era considerato il colpo più appetibile per via della sicura solvibilità del committente e dell'importanza simbolica di una serie di centrali nel Golfo Persico. Inoltre, nella corsa alle commesse per la terza generazione Areva è in leggero vantaggio in Europa e in Brasile, ma è costretta ad inseguire in Cina, negli Usa e ora perde l'importante partita mediorientale.
Un'ultima notazione, per ottenere il via libera dagli Usa gli sceicchi hanno dichiarato che non arricchiranno l'uranio nel loro paese ma lo compreranno direttamente sul mercato escludendo la possibilità di un uso diverso da quello della produzione di elettricità
mercoledì 16 dicembre 2009
Conti buon cittadino francese
L'amministratore delegato dell'Enel ha ricevuto in queste ore la Legion d'Onore presso l'ambasciata francese. Naturalmente ha parlato dell'alleanza con Edf per costruire gli Epr: "Il ritorno del nucleare in Italia è un'opportunità unica per contribuire al rilancio dell'economia nel nostro Paese. Avere al proprio fianco in questo progetto un partner industriale come Edf, principale operatore elettronucleare al mondo, è un asset fondamentale".
La collaborazione tra Enel-Edf, aggiunge Conti, "contribuisce inoltre a rafforzare i legami tra i sistemi industriali di Italia e Francia in un settore strategico come quello dell'energia e a sviluppare ulteriormente la reciprocità nei rispettivi mercati".
In Enel, sottolinea ancora l'ad di Enel, "crediamo di avere il dovere di essere un membro attivo delle comunità che ci ospitano e di essere sempre attenti alle tematiche sociali ed economiche dei paesi in cui siamo presenti. Vogliamo essere dei 'buoni cittadini francesi', contribuendo concretamente allo sviluppo di questo paese. L'evento di oggi rappresenta un ulteriore passo avanti per un sempre più fruttuoso e durevole rapporto di amicizia fra l'Enel e la Francia, così come fra i nostri due paesi"
Gli ha risposto l'ambasciatore francese Jean-Marc de La Sabliere: "Siamo grati all'Italia, le siamo grati, Conti, di aver scelto la Francia e di aver selezionato le competenze e l'esperienza di Edf per affiancare l'Enel. Il prossimo vertice Italia-Francia del primo semestre del 2010 sarà l'occasione per completare e rafforzare questo grande partenariato bilaterale, fondato sul nucleo Edf-Enel, tramite cooperazioni nel settore della formazione degli ingegneri, della sicurezza nucleare e della cooperazione industriale".
Ecco un altro nodo alla corda che ci lega mani e piedi alla riuscita del progetto Epr. Sempre più in Italia emerge lo spazio per un solo consorzio che costruirà le nuove centrali. Lo ha capito anche E.on. Le trattative sono in corso ma probabilmente il consorzio tedesco ha barattato l'entrata nella società che costruirà il secondo Epr transalpino a Penly con la rinuncia a fare concorrenza in Italia e Enel-Edf (che sono già nella cordata di Penly).
La collaborazione tra Enel-Edf, aggiunge Conti, "contribuisce inoltre a rafforzare i legami tra i sistemi industriali di Italia e Francia in un settore strategico come quello dell'energia e a sviluppare ulteriormente la reciprocità nei rispettivi mercati".
In Enel, sottolinea ancora l'ad di Enel, "crediamo di avere il dovere di essere un membro attivo delle comunità che ci ospitano e di essere sempre attenti alle tematiche sociali ed economiche dei paesi in cui siamo presenti. Vogliamo essere dei 'buoni cittadini francesi', contribuendo concretamente allo sviluppo di questo paese. L'evento di oggi rappresenta un ulteriore passo avanti per un sempre più fruttuoso e durevole rapporto di amicizia fra l'Enel e la Francia, così come fra i nostri due paesi"
Gli ha risposto l'ambasciatore francese Jean-Marc de La Sabliere: "Siamo grati all'Italia, le siamo grati, Conti, di aver scelto la Francia e di aver selezionato le competenze e l'esperienza di Edf per affiancare l'Enel. Il prossimo vertice Italia-Francia del primo semestre del 2010 sarà l'occasione per completare e rafforzare questo grande partenariato bilaterale, fondato sul nucleo Edf-Enel, tramite cooperazioni nel settore della formazione degli ingegneri, della sicurezza nucleare e della cooperazione industriale".
Ecco un altro nodo alla corda che ci lega mani e piedi alla riuscita del progetto Epr. Sempre più in Italia emerge lo spazio per un solo consorzio che costruirà le nuove centrali. Lo ha capito anche E.on. Le trattative sono in corso ma probabilmente il consorzio tedesco ha barattato l'entrata nella società che costruirà il secondo Epr transalpino a Penly con la rinuncia a fare concorrenza in Italia e Enel-Edf (che sono già nella cordata di Penly).
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