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mercoledì 7 aprile 2010

La pulizia all'inglese

Dovremmo prendere esempio.
Il meccanismo usato in Inghilterra per gestire il decommissioning e molto diverso da quello italiano, ma la riforma di Sogin e l'arrivo dell'agenzia lascia aperto lo spazio per rubare qualche buona idea.
I sudditi di sua maestà hanno 19 siti d'interesse nucleare (centrali funzionanti, centrali dismesse, depositi, centri di ricerca) tutti di proprietà della società statale Nda (Nuclear decommissioning autority). Poco prima di pasqua la NDA ha presentato un piano industriale per il prossimo anno di 2,8 miliardi di sterline, 1,5 servono solo per il centro di Sellafield,uno dei siti storici del nucleare europeo e ora uno dei più grandi centri di riprocessamento di scorie del mondo.

Meno della metà di questi soldi saranno pagati dai contribuenti: la Nda è monopolista per la vendita del combustibile e incassa dalla vendita dell'uranio arricchito 1,15 miliardi di sterline l'anno, altra fonte di reddito e la concessione dei siti bonificati per la costruzione di nuovi impianti l'anno scorso nel hanno assegnati tre incassando 387 milioni di sterline. Il costo del decommissioning è tenuto sotto controllo affidando a società private i lavori, si sfrutta così la concorrenza. Se i piani fossero rispettati, dei 73 miliardi di sterline stimati come "costo" complessivo dello smantellamento dell'attuale flotta nucleare Uk, il 50% arriverebbe da queste forme di autofinanziamento. Segno che non necessariamente le centrali spente sono un pozzo senza fondo in cui si gettano una marea di soldi pubblici

Cosa possiamo rubare? Di certo il monopolio della vendita dell'uranio arricchito. Sogin dovrebbe essere il gestore degli impianti di arricchimento, ma non è chiaro se Enel e Edf ( o chiunque altro) potranno approviggionarsi altrove (magari direttamente da Areva). Più difficile la vendita dei siti, sia per la loro indisponibilità nel medio periodo sia perché sembra difficile riutilizzarli per una nuova centrale. L'unica possibile eccezione è Caorso, ma è un discorso che si potrà aprire forse tra dieci anni.

giovedì 7 gennaio 2010

La telenovela Polledri, Report, Sogin

Il procuratore di Piacenza ha chiesto il rinvio a giudizio per Milena Gabanelli querelata dal parlmentare leghista Massimo Polledri. Ora toccherà al Gip decidere se procedere o archiviare il tutto. Polledri si è sentito diffamato da una ormai famosa (almeno per chi si occupa di energia) puntata di Report del novembre 2008 in cui si indagava sulla pessima gestione delle scorie e delle operazioni di smantellamento dei vecchi siti. In particolare il politico piacentino veniva tirato in ballo per aver attaccato la Sogin (allora guidata da Carlo Jean) in una lettera, lamentando una scarsa qualità della comunicazione tra la società con i territori che ospitano le centrali. Problema risolto a Caorso con un contratto da 200 mila euro alla Integra solutions una società che nel frattempo curava la campagna elettorale di Polledri. L'allusione ad una "raccomandazione" ha fatto scattare la querela

La storia di Sogin, i guasti del carrozzone messo su dal generale Carlo Jean, e i tentativi successivi di recupero è raccontata diffusamente nel capitolo 4 del libro. Limitiamoci agli aggiornamenti. Innanzitutto, forse per chiarire quanto fosse campata in aria l'accusa, Polledri ha accusato la Gabanelli di aver fatto un giochetto molto simile a quello imputatogli dai giornalisti di Report. Alla Pm di Piacenza sono state consegnate una serie di mail in cui si dimostra che l'amministratore delegato della Sogin del 2008, Massimo Romano, ha ingaggiato una società di comunicazione la Ad Hoc (altri 200 mila euro) per gestire i rapporti con la stampa e per l'occasione "parare" la botta di Report. Secondo i difensori di Polledri la Gabanelli di sarebbe fatta "ammorbidire" dopo un pranzo con lo stesso Romano organizzato da Ad Hoc. E infatti nella puntata di Report il management di allora (Romano è stato rimosso ad Agosto 09) non veniva accomunato con gli sprechi dei suoi predecessori. La Gabanelli sta pensando di controquerelare.

Commento personale: Se l'accusa di Report a Polledri era il classico "teorema", la controaccusa del politico è semplicemente inconsistente. Se una qualsiasi società di Pr potesse indirizzare i servizi di Report, la trasmissione non sarebbe lo spauracchio di tutte le società italiane, terrorizzate solo dal fatto di essere citate visto che secondo il sentire comune Report parla male a prescindere. Tra l'altro il giudizio complessivo del servizio sul nucleare e su Sogin era del tutto negativo, quindi il messaggio finale della puntata era che la società, anch quando non spreca in maniera palese i soldi pubblici, è comunque inutile.
Se anche Report, oltre a molti altri giornalisti (io sono tra questi, ma valutazioni analoghe sono apparse sul Sole 24 ore e sul Corriere della Sera) ha considerato la gestione Romano un netto miglioramento rispetto alle precedenti, vuol dire che qualche dato di fatto c'è. Anche se cedere alla dietrologia è sempre la strada più facile, perché rende la verità solo un "punto di vista", per di più fortemente influenzato da pregiudizi e posizioni politiche

La vicenda non meriterebbe tutto questo spazio se non fosse che sempre più voci mi dicono che i destini di Polledri e del nucleare italiano continueranno ad intrecciarsi.