Si va verso il terzo mese dopo il terremoto e siamo ancora qui a contare i danni: 15 mila morti e 8 mila dispersi non bastano. Le prime stime economiche affidabili sull'economia giapponese dicono che l'attivo strutturale nella bilancia delle partite correnti si è ridotto di due terzi (-69%) e che il sisma ha fatto crollare le previsioni di crescita da 1,5% a -0,7%. Il Giappone ha perso due punti di pil: cioè 100 miliardi di dollari.
Il prezzo più alto però è quello energetico: il nucleare sta scomparendo e nessuno è in grado di rimpiazzarlo. A differenza della tanto decantata Germania, che non chiuderà nessuna centrale finché c'è il rischio di lasciare al buio anche una sola casa, Tokyo invece deve trovare una soluzione qui ed ora, altrimenti fabbriche chiuse, scuole al buio e case immerse nell'afa.
Dei 54 reattori che compongono l'intera flotta solo 19 sono ancora in funzione e tutti andranno chiusi per ispezioni e manutenzione entro aprile prossimo. In 10 mesi il nucleare giapponese sparirà se le centrali ora ferme non saranno fatte ripartire. Di certo i sei reattori di Fukushima Daichi non sono agibili ma il governo si è mostrato molto timido nel dare il via libera a qualsiasi riapertura. Il lungo tramonto costerà 30 miliardi di dollari per le forniture di gas e carbone oltre che un numero consistente di black out già in corso e si potraranno durante l'estate
mercoledì 8 giugno 2011
martedì 7 giugno 2011
E' nato...

Cosa fate ancora lì?
Di corsa in libreria.
Per i più pigri vanno bene lo stesso
un paio di click a partire da qui
lunedì 6 giugno 2011
Gli Stati Uniti non imitano la Germania
Il sito ambientalista Grist ha pubblicato una lunga inchiesta in quattro parti sullo sfaldamento del fronte nuclearista negli Stati Uniti. Ovviamente il modello indicato è quello tedesco e il messaggio è tutto per l'amministrazione Obama che nonostante Fukushima continua a insistere nel volere finanziare le centrali nucleari.
La parte più interessante però è questa in cui si elecano tutto gli Stati (California, Texas, Vermont, New York, Maryland) in cui sono i governi locali a voler impedire la costruzione di nuovi impianti o arrivare a chiudere quelli esistenti. Lo stesso articolo ammette che il potere federale in questo settore è molto forte. Nel concreto sono i gestori a fare l'ago della bilancia: si alleano con i locali per evitare le nuove costruzioni e con Washington per evitare la chiusura dell'esistente.
L'effetto e che il nucleare diminuisce il suo peso nel mix energetico fallendo nell'unico compito utile, ridurre le emissioni complessive, e al tempo stesso la sicurezza delle centrali diminuisce con il loro progressivo invecchiamento.
La parte più interessante però è questa in cui si elecano tutto gli Stati (California, Texas, Vermont, New York, Maryland) in cui sono i governi locali a voler impedire la costruzione di nuovi impianti o arrivare a chiudere quelli esistenti. Lo stesso articolo ammette che il potere federale in questo settore è molto forte. Nel concreto sono i gestori a fare l'ago della bilancia: si alleano con i locali per evitare le nuove costruzioni e con Washington per evitare la chiusura dell'esistente.
L'effetto e che il nucleare diminuisce il suo peso nel mix energetico fallendo nell'unico compito utile, ridurre le emissioni complessive, e al tempo stesso la sicurezza delle centrali diminuisce con il loro progressivo invecchiamento.
mercoledì 1 giugno 2011
Si vota. Per fortuna
Il referendum si farà ed è giusto così.
Possiamo discutere all'infinito su ogni argomento, ma su una cosa del genere le democrazie fanno parlare gli elettori, direttamente o attraverso i loro partiti.
L'obiezione più ovvia è che la "ggente" non ha idea di cosa sia una centrale, del costo reale dell'energia, delle potenzialità delle rinnovabili e non è in grado di prendere posizione sul nucleare se non sulla base di un umore o di una sensazione.
Da "esperto" posso dire che anche ne sapessero di più, la decisione finale sarebbe altrettando figlia di elementi personali che non c'entrano niente con il nucleare.
Ho parlato con ambientalisti nuclearisti e con ingegneri nucleari che rinnegavano i loro studi. Tempo fa con un collega confrontammo una serie di simulazioni sul costo delle centrali. Concordate le cifre al centesimo lui concluse:"Quindi le centrali non sono mai convenienti" ed io invece sottolineai che con prezzi medi del petrolio tra 100 e 120 dollari lo spazio c'era. Stesso set d'informazioni, stessa inclinazione (ambientalisti tuttaltro che dogmatici) e conclusione diversa.
I nuclearisti (e ci metto anche il governo) hanno avuto un paio d'anni per far valere il proprio punto di vista. Naturalmente non sono stati fortunati per via di Fukushima, ma hanno perso parecchie occasioni: non hanno blandito le comunità locali promettendo denaro, hanno subito defezioni tra i politici di riferimento. Nel frattempo la "ggente" è rimasta diffidente, come dargli torto?
Ora si vota, poi potremo tornare a dibattere.
Possiamo discutere all'infinito su ogni argomento, ma su una cosa del genere le democrazie fanno parlare gli elettori, direttamente o attraverso i loro partiti.
L'obiezione più ovvia è che la "ggente" non ha idea di cosa sia una centrale, del costo reale dell'energia, delle potenzialità delle rinnovabili e non è in grado di prendere posizione sul nucleare se non sulla base di un umore o di una sensazione.
Da "esperto" posso dire che anche ne sapessero di più, la decisione finale sarebbe altrettando figlia di elementi personali che non c'entrano niente con il nucleare.
Ho parlato con ambientalisti nuclearisti e con ingegneri nucleari che rinnegavano i loro studi. Tempo fa con un collega confrontammo una serie di simulazioni sul costo delle centrali. Concordate le cifre al centesimo lui concluse:"Quindi le centrali non sono mai convenienti" ed io invece sottolineai che con prezzi medi del petrolio tra 100 e 120 dollari lo spazio c'era. Stesso set d'informazioni, stessa inclinazione (ambientalisti tuttaltro che dogmatici) e conclusione diversa.
I nuclearisti (e ci metto anche il governo) hanno avuto un paio d'anni per far valere il proprio punto di vista. Naturalmente non sono stati fortunati per via di Fukushima, ma hanno perso parecchie occasioni: non hanno blandito le comunità locali promettendo denaro, hanno subito defezioni tra i politici di riferimento. Nel frattempo la "ggente" è rimasta diffidente, come dargli torto?
Ora si vota, poi potremo tornare a dibattere.
venerdì 27 maggio 2011
Pensieri e parole di Luca Iezzi
Per ora grazie a Internet con un paio di click si possono "mischiare" in una nuvola
Ci vediamo in libreria
martedì 26 aprile 2011
Anniversario di Chernobyl
Piccola rassegna delle celebrazioni via Web del disastro in Ucraina
Boing Boing ha una discreta selezione di link interessanti.
Poi ci sono le croci di Greenpeace a Circo massimo
Il mio preferito è l'articolo di Wired sulla reale reazione di flora e fauna a 25 anni di contaminazione. L'argomento, non nuovo, e che l'assenza dell'uomo nella cerchia dei 20-30 Km sta trasformando la campagna di Chernobyl in una sorta di oasi naturale dove prosperano uccelli, cervi, lupi, volpi e orsi. Altri scienziati invece sottolineano come le radiazioni hanno aumentato i casi di malformazione e tumori anche negli animali. C'è ovviamente molta politica dietro i due opposti schieramenti, si teme che lo spauracchio di Chernobyl possa perdere di forza se dopo solo 30 anni tutto torna alla normalità, o peggio se si scopre che l'ambiente guadagna dal fatto che gli uomini hanno reso quell'ambiente pericoloso per loro stessi.
Rimangono i molti morti, le evacuazioni, i tumori umani ( certificati oltre ogni dubbio) e la domanda a cui nessuno ha dato una risposta definitiva. Vale la pena rischiare così tanto per mantenere e far crescere il nostro tenore di vita attuale?
Boing Boing ha una discreta selezione di link interessanti.
Poi ci sono le croci di Greenpeace a Circo massimo
Il mio preferito è l'articolo di Wired sulla reale reazione di flora e fauna a 25 anni di contaminazione. L'argomento, non nuovo, e che l'assenza dell'uomo nella cerchia dei 20-30 Km sta trasformando la campagna di Chernobyl in una sorta di oasi naturale dove prosperano uccelli, cervi, lupi, volpi e orsi. Altri scienziati invece sottolineano come le radiazioni hanno aumentato i casi di malformazione e tumori anche negli animali. C'è ovviamente molta politica dietro i due opposti schieramenti, si teme che lo spauracchio di Chernobyl possa perdere di forza se dopo solo 30 anni tutto torna alla normalità, o peggio se si scopre che l'ambiente guadagna dal fatto che gli uomini hanno reso quell'ambiente pericoloso per loro stessi.
Rimangono i molti morti, le evacuazioni, i tumori umani ( certificati oltre ogni dubbio) e la domanda a cui nessuno ha dato una risposta definitiva. Vale la pena rischiare così tanto per mantenere e far crescere il nostro tenore di vita attuale?
martedì 12 aprile 2011
Le mappe del terrore 2.0
Il Die zeit, sfruttando le opportunità di Google Maps, ci mostra gli effetti su Germania e Stati Uniti di un potenziale incidente "stile Fukushima" in una delle centrali esistenti. Divertitevi a calcolare quanti sarebbero gli sfollati
Certo un terremoto del nono grado della scala Richter da noi non si è mai visto, ma si può sempre sperare.
http://opendata.zeit.de/atomreaktoren-usa/#/en/
http://opendata.zeit.de/atomreaktoren/#/en/
Me ne metto a cercare anche una per la Francia
Certo un terremoto del nono grado della scala Richter da noi non si è mai visto, ma si può sempre sperare.
http://opendata.zeit.de/atomreaktoren-usa/#/en/
http://opendata.zeit.de/atomreaktoren/#/en/
Me ne metto a cercare anche una per la Francia
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